venerdì 26 marzo 2010
Elezioni regionali amministrative 2010
Per quanto concerne le regionali diamo qualche stima. Si vota in 13 regioni: Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria. Il PD concorre con IdV in tutte le regioni eccetto la Calabria. Il PD concorre con l’UdC in Liguria, Piemonte, Basilicata e Marche. Il PdL concorre con Lega Nord in tutte le regioni e con UdC in Lazio, Campania e Calabria. UdC si candida sola in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Puglia. IdV si presenta sola in Calabria.
Il mio personalissimo pronostico è 10 a 3. In particolare, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Puglia, Basilicata per il PD e Lombardia, Campania e Calabria al PdL. Lascio, tuttavia, un riserbo sul Veneto che decreterà o meno il tracollo della coalizione di maggioranza. Infatti, in tale scenario perderebbero 3 delle 4 regioni padane.
Buon voto a tutti.
mercoledì 17 febbraio 2010
Progresso Politico
Il PP ha punti di contatto anche con le correnti neopopuliste rappresentate in Italia da movimenti quali 5 stelle, greenpeace e notav. Questi movimenti costituiscono una forma di democrazia partecipativa semi-diretta, che demandano la partecipazione a gruppi di cittadini organizzati in network tematici con il compito principale dell’evoluzione riformista del Paese anche e soprattutto intesa come modifica radicale dell’assetto politico-istituzionale. In quest’ultimo elemento i due movimenti si distaccano. Il PP non ha come obiettivo la demolizione dell’assetto politico rappresentativo partitico e prende le distanze da movimenti anarchici e rivoluzionari.
Il PP propone una suddivisione bipolare degli schieramenti politici incentrata più che tra destra e sinistra, intesa come distinzione d’approccio alle questioni di politica economica e sociale (assistenzialismo-liberalismo), come contrapposizione progressita-reazionista. In questo si distingue dalla corrente progressista rooseveltiana, che cercava di proporre un terzo polo alternativo al democratico e al repubblicano.
martedì 16 febbraio 2010
Lettera ai figli: la favola della democrazia
Cari Emma e Filippo,
vorrei raccontarvi una favola che vi aiuti a dormire sereni e tranquilli, o almeno me lo auguro. Ebbene, c’era una volta un ragazzo pieno di entusiasmo e voglia di fare. Un ragazzo onesto, volenteroso e pieno d’amore. Questo giovanissimo ragazzo conobbe una meravigliosa ragazza, vostra madre, con la quale iniziò a fare progetti e sogni e, giorno dopo giorno, iniziarono a costruirsi il loro angolo di mondo. I ragazzi si sono diplomati, poi si sono laureati e poi, irrefrenabilmente, hanno trovato un lavoro, certo non proprio vicino casa ma non importava. Contro ogni statistica e pronostico si sono sposati e con calma e sacrificio hanno comprato una casa, che avrebbero finito di pagare dopo 30 anni, ma non importava nenache questo. Non ancora appagati, hanno addirittura deciso di avere due figli e di crescerli nell’amore, dedicandogli ogni minuto possibile, standogli vicino e insegnandogli i valori e i principi morali che a loro volta avevano ricevuto dai loro genitori e così via, indietro, per generazioni. A questo punto del loro percorso, i due giovani avrebbero potuto sentirsi appagati, avrebbero potuto dedicarsi con tranquillità alla famiglia e al lavoro, ma purtroppo non ne hanno avuto il tempo. Con un mutuo da pagare e due figli da mantenere hanno iniziato a scoprire fenomeni nuovi e imprevisti coi quali confrontarsi: la cassa integrazione, l’inflazione, il carico fiscale, le bollette da pagare, le malattie, la crisi economica. In questo preciso momento della loro vita, nel momento in cui la stanchezza dei tanti sacrifici fatti richiedeva un pò di tranquillità, si sono ritrovati davanti ad una salita più lunga e ripida di tutte quelle già scalate. Al di là di ogni possibile immaginazione.
Hanno iniziato a riflettere, a guardarsi intorno, a chiedere agli amici nelle loro stesse condizioni. Con sommo stupore si sono resi conto che amici nelle loro stesse condizioni non ne avevano: amici con figli non ne avevano, quelli sposati erano davvero pochi, anche quelli con una casa non erano molti, per non parlare poi di quelli col posto di lavoro. Hanno iniziato a sentirsi soli, lasciati a se stessi. Anche lo Stato li ignorava, per non dire li penalizzava. Sui giornali, in televisione, ovunque si sentiva che andava tutto bene, che non c’erano problemi, il lavoro c’era, l’economia era robusta, le tasse sarebbero state ridotte, le famiglie sarebbero state aiutate. Persino un piano casa era all’orizzonte. Ma come è possibile? Che cosa stava succedendo? Se tutto questo era vero, come mai i due giovani erano costretti a sentirsi alieni per aver fatto quello che i loro genitori avevano fatto e i loro nonni avevano fatto? Come mai i loro coetanei non riuscivano neanche a lasciare la casa dei genitori? E perchè proprio loro che avevano posto l’amore e l’onestà alla base della vita, loro che avevano deciso di avere figli ed educarli con chiari valori etici e morali si vedevano maltrattati dalle istituzioni, quasi colpevolizzati? Il commercialista gli suggeriva di separarsi, di litigare, di contendersi le ore dei figli: “[...] anche se per finta, beninteso. Lo Stato vi vuole separati, disperati, incapaci di amarvi e amare i vostri figli”. In ufficio si sentivano dire: “[...] del resto i figli li avete voluti voi e adesso ve li piangete”. “Ve li piangete!”.
Ma dove avevano sbagliato? Che cosa non avevano capito? Hanno iniziato a interrogarsi, a sentirsi confusi ed è allora che, quasi illuminati da una mano divina, hanno deciso di spolverare un vecchio libro, quasi dimenticato: la Costituzione. Erano passati così tanti anni da quando l’avevano comprato che erano pervasi da dubbi: forse non l’avevano mai letto, o addirittura non l’avevano neanche comprato; forse non esisteva, non era mai stato scritto. E invece no, il libro c’era, ed era proprio lì dove gli pareva di averlo conservato, in alto, nel punto più buio e irraggiungibile della libreria: “Esiste!”, sospirarono quasi liberati da un peso. Hanno iniziato a leggerlo e, nuovo sospiro, “E’ tutto qui! Vedi c’è scritto tutto! Allora avevamo capito bene. Quello che facevamo era giusto, naturale, legittimo”. E tutto questo non faceva altro che aumentare la confusione che li stava frastornando.
In quel preciso istante, un brivido percorse le loro schiene fino ad arrivare come uno tsunami alla nuca. La scossa che li attraversò era un’illuminazione, era l’intuizione. Allora capirono davvero perchè tanta gente era morta per quel libro; qual era il suo vero valore. Compresero che le persone che si sono sacrificate per la Costituzione avevano capito che era più importante della loro stessa vita. La più grande conquista dell’umanità: l’anno zero della società civile. Per questo hanno ritenuto giusto scriverlo col loro stesso sangue, perchè così il suo valore sarebbe stato per sempre chiaro e indiscutibile. Perchè qualunque progresso, qualunque ragionamento avrebbe dovuto partire da lui, da quel sangue, da quel sacrificio. I due giovani, con le lacrime agli occhi, capirono ciò che sembrava scontato, ma che poi scontato non era. Apprezzarono i valori della repubblica, della democrazia, della libertà, dei diritti umani, della partecipazione al progresso della società, del rispetto delle differenze, delle autonomie locali, dei diritti internazionali, dell’aiuto ai paesi in difficoltà. C’era tutto lì. Si sentirono in colpa per averlo lasciato impolverarsi, per esserselo dimenticato in un angolo remoto. Si sentirono in colpa, pensando a tutta quella gente che moriva al mondo per scrivere un libro bello come quello e per poterlo lasciare in eredità ai loro figli.
Ma la confusione aumentava, i dubbi e le domande si mischiavano in un vortice furioso e irrefrenabile. Perchè quei principi sembravano così lontani? Perchè i rappresentanti che giurano sulla Costituzione non la applicano? Perchè nessuno ha vigilato con estrema intransigenza e incorruttibilità? Eppure molti di loro sono figli o fratelli delle vittime col cui sangue sono state scritte quelle parole. Quel sangue era un pò il loro sangue, il sangue di tutti noi. Come hanno potuto essere così leggeri? Così tolleranti? Perchè nessuno ha reagito? Ha gridato? Forse perchè il tempo tende a sbiadire le macchie del sangue e gli sciacalli sanno attendere. Appena le parole iniziano a non essere più ben definite, è semplice modificarle, reinterpretarle o addirittura cancellarle.
I due giovani scoprirono che non era per niente vero che nessuno ha gridato, che tutti hanno fatto finta di niente. Hanno scoperto che c’era chi si opponeva, chi tentava di avvisare. C’era stato un tale Berlinguer che aveva posto l’attenzione sulla questione morale. Poi è arrivato lo scandalo della P2. Poi c’è stata tangentopoli. Il maxiprocesso. Il processo Spartacus. Persone come Nando Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Pio La Torre. Poi ci sono stati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinari, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. Ma anche gente della cosiddetta società civile l’avevano capito. Eroi normali, senza superpoteri. Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli. Per evitare che le parole della Costituzione si perdessero, andavano ricalcate. Alcuni l’hanno capito e per questo hanno donato il loro sangue. Addirittura, c’è chi, per ricordarli tutti, ha creato un calendario: il calendario dei santi laici.
Allo stesso tempo, anche gli sciacalli l’hanno capito ed è per questo che si sono impadroniti dell’informazione e hanno iniziato a negare, a confondere, a nascondere, a dire tutto e il contrario di tutto. Così, solo per mischiare i colori, per rendere tutto monocromatico, equamente inaffidabile. Per consentire al tempo di lavorare, calmo e lento, all’inesorabile opera di cancellazione. E così sono diventati inaffidabili i politici e gli imprenditori che hanno cospirato alle spalle della Repubblica, alla pari dei magistrati che hanno scoperto la loggia P2. Sono diventati inaffidabili i politici che hanno chiesto tangenti e i giudici che li hanno smascherati. Sono diventati inaffidabili i mafiosi e quelli che si erano pentiti. E se qualche giornalista non era d’accordo? Se non voleva collaborare col sistema? Era isolato. Attaccato. Minacciato. Mistificato. Umiliato. Costretto ad allontanarsi. Perfino eliminato. E ce n’erano stati, eccome se ce n’erano stati. Hanno letto di Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano. E ancora, di Enzo Biagi, Indro Montanelli, Ilaria Alpi. E, malgrado tutto e tutti, tanti tentavano con tutte le forze di avvertire, di aprire gli occhi. Ma gli sciacalli sapevano attendere.
L’opera degli sciacalli non si è arrestata lì. Ma ha continuato ad andare avanti. No. Non bastava tutto ciò, occorreva fare di più. Certo. L’idea era geniale. A quel punto qualche sciacallo si sarà chiesto: “ma se eliminassimo qualche reato, cosa succederebbe alla bilancia? Se, ora che siamo tutti equamente inaffidabili, ci togliessimo di colpo dal piatto della bilancia cosa succederebbe? Se cancellassimo il reato del falso in bilancio? Se bloccassimo le intercettazioni? Se facessimo prescrivere i reati? Se evitassimo di presentarci in tribunale? Cosa succederebbe? Succederebbe che la colpa sarebbe di chi resta sulla bilancia: i giudici, gli organi di polizia, le vittime.
Ma ancora i due giovani continuavano a non capire. Come era possibile che milioni di persone non si accorgessero di tutto questo? Come mai non si ribellavano? Forse perchè la gente viveva nella disperazione, esattamente come vivevano loro. Forse perchè quando un bimbo piange perchè ha fame, quando non si ha un tetto sulla testa, non si hanno i soldi e i mezzi per curarsi, quando si vive costantemente nell’emergenza e nella crisi, tutto è lecito. E’ lecito eleggere un mafioso. E’ lecito pagare per un posto di lavoro. E’ lecito indebitarsi a vita per avere un tetto sulla testa. E’ lecito chiedere elemosina a chi ci deruba. Se il mondo è monocromatico è anche più facile convincere le coscienze: “tanto sono tutti uguali. Almeno questo mi dà un posto di lavoro o mi dà la pensione di invalidità o mi dà una casa”. E se poi la casa viene portata via da un fiume di fango? O crolla perchè c’è troppa sabbia nel cemento? “Che ci possiamo fare? Fa parte del sistema. In fondo gli italiani sono così. E’ colpa nostra. In Italia non cambierà mai niente”.
In Italia non cambierà mai niente? Niente di più falso. Niente di più lontano dalla realtà. Tutto stava cambiando. Addirittura la Costituzione. Tutti lo sapevano, tutti ne erano consapevoli, ma nessuno faceva niente. In fondo che cosa potevano fare? E intanto la confusione che turbinava in loro iniziava a diventare una forza interna che in tutti i modi cercava di venir fuori. Una pressione che si stava convertendo in rabbia, in rancore, in intolleranza. In spinta distruttiva. Avevano bisogno di gridare i loro sentimenti, di manifestarli violentemente. Volevano scendere in piazza a sfogare questa collera. Ma in che modo? Distruggendo la vetrina di una famiglia che aveva investito tutti i risparmi per aprire un negozio? O capovolgendo la macchina di un ragazzo che si era indebitato per comprarla? Lanciando un sasso a un poliziotto, lo stesso che arresta i mafiosi e veglia su di noi? Tutto questo non aveva senso. Non portava a nulla. I ragazzi erano contrari alla violenza in ogni sua manifestazione e forma. Avevano una coscienza che glielo vietava categoricamente. E poi una guerra i nostri martiri l’avevano già vinta. Che senso aveva farne un’altra? E contro chi?
In quel momento tutto iniziò ad essere più chiaro ai due giovani. La confusione iniziò a chetarsi. La chiave di lettura era tutta lì nella rappresentazione monocromatica della società. Non era vero. Non poteva essere vero. I due giovani non erano neri. I loro genitori non erano neri. I loro amici non erano neri. E allora dov’era tutto questo nero? Non era, per niente, tutto nero. Non poteva esserlo. Il mondo presentava tutte le sfumature: dal nero fino al bianco, passando per tutte le tonalità del grigio. Tutto qui. Era tutto così semplice. Era questo che volevano farci capire i martiri della nostra Repubblica. Questo era il segreto custodito nella Costituzione. Questa era la potenza della democrazia. La scelta. Per quanto possano bloccare le liste. Per quanto possano violentare la legge elettorale, ciascuno di noi, nel segreto dell’urna, potrà sempre scegliere la tonalità più chiara. Potrà decidere di non votare il nero. Poi il grigio scuro. E continuando così di elezione in elezione, lasciar lavorare il tempo con la sua opera di sbiadimento. Perchè il tempo lui sì che è veramente uguale per tutti.
Cari figli, quando, un giorno, racconterete questa storia ai vostri figli o ai vostri nipoti potrete dire loro che i vostri genitori non hanno mai votato Berlusconi!